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Remember, Remember
Inserito da danybus | gennaio 26, 2007

Da ebreo vivo con un po’ d’imbarazzo il giorno della memoria: imbarazzo nel costringere il prossimo a ricordare ciò che non ha vissuto e di cui farebbe volentieri a meno; imbarazzo nel pormi di fronte a lui come beneficiario di una rendita di compassione e solidarietà che mi spetta solo per la mia appartenenza religiosa; imbarazzo nel limitare ex lege ciò che non può pensare ed esprimere. Lo dico sinceramente: vorrei che non si celebrasse un giorno della memoria.
Il ricordo di ciò che è successo a tanti ragazzi come me sessant’anni fa, è ormai parte integrante della mia coscienza, della mia formazione. Grazie a Dio non ho vissuto quegli eventi e la mia famiglia ne è stata risparmiata, tuttavia l’immedesimazione è forte quando leggo le pagine de L’Amico Ritrovato e mi capita di tanto in tanto di riflettere profondamente a come mi sarei comportato in quelle circostanze, a come si sarebbero comportati i miei amici. Ogni volta che vedo questa pagina con i nomi di tante persone che portano il mio stesso cognome, con indirizzi di strade della mia città a me familiari chiudo gli occhi e cerco invano di capire cosa mai abbia provato una tale Franca Della Seta deportata all’età di 21 anni dalla sua casa di Largo Brancaccio a Roma.
In una società civile non dovrebbe esistere alcun giorno della memoria, perché la memoria dura una vita, non un giorno. L’odio razziale dovrebbe essere respinto dal civile buon senso, non da una legge di Mastella. Tuttavia siamo lungi anni luce dalla Città del Sole. Ci sono capi di stato che ospitano conferenze internazionali sul negazionismo; uno di questi – ahmadinejad – viene persino abbracciato davanti ai fotografi da un sorridente e pacioso Presidente del Consiglio chiamato bonariamente “Mortadella”. C’è chi nelle curve dell’Olimpico espone striscioni di stampo neonazista nell’indifferenza delle più borghesi tribune dell’Olimpico. E’ lamentabile, ma abbiamo bisogno di istituzionalizzare la memoria. Non per far piacere a me; non per far piacere agli ebrei e metterli su un piedistallo di vittimismo; ma semplicemente per guardarci tutti allo specchio e capire come la natura umana abbia concepito scientificamente l’annientamento di se stessa. Non è la commemorazione dei morti che importa; non è il dibattere se ne siano stati sterminati 3 o 4 milioni; non ha neanche senso lamentarsi sul perché agli ebrei venga dedicato un giorno della memoria e non agli omosessuali ugualmente deportati nei campi di sterminio. Si tratta di noi stessi, noi tutti.
Non passate il Giorno della Memoria ad ascoltare le ciance dei politici; non passatelo neanche a vedere strazianti reportage con immagini agghiaccianti. Non è il terrore che dovete ricordare, non è la colpa che dovete provare: perché non si ricorda ciò che non si è vissuto né tanto meno se ne può esser colpevoli. Fate invece un esercizio e provate ad immaginare come avreste reagito a questa legge emanata nel 1938:
Visto l’art. 3, n.2, della legge 31 gennaio 1926-IV, n.100;
Ritenuta la necessità assoluta ed urgente di dettare disposizioni per la difesa della razza nella scuola italiana;
Udito il Consiglio dei Ministri;
Sulla proposta del Nostro Ministro Segretario di Stato per l’educazione nazionale, di concerto con quello per le finanze;
Abbiamo decretato e decretiamo;* Art. 1. All’ufficio di insegnante nelle scuole statali o parastatali di qualsiasi ordine e grado e nelle scuole non governative, ai cui studi sia riconosciuto effetto legale, non potranno essere ammesse persone di razza ebraica, anche se siano state comprese in graduatorie di concorso anteriormente al presente decreto; nè potranno essere ammesse all’assistentato universitario, nè al conseguimento dell’abilitazione alla libera docenza.
* Art. 2. Alle scuole di qualsiasi ordine e grado, ai cui studi sia riconosciuto effetto legale, non potranno essere iscritti alunni di razza ebraica.
* Art. 3. A datare dal 16 ottobre 1938-XVI tutti gli insegnanti di razza ebraica che appartengano ai ruoli per le scuole di cui al precedente art. 1, saranno sospesi dal servizio; sono a tal fine equiparati al personale insegnante i presidi e direttori delle scuole anzidette, gli aiuti e assistenti universitari, il personale di vigilanza delle scuole elementari. Analogamente i liberi docenti di razza ebraica saranno sospesi dall’esercizio della libera docenza.
* Art. 4. I membri di razza ebraica delle Accademie, degli Istituti e delle Associazioni di scienze, lettere ed arti, cesseranno di far parte delle dette istituzioni a datare dal 16 ottobre 1938-XVI.
* Art. 5. In deroga al precedente art. 2 potranno in via transitoria essere ammessi a proseguire gli studi universitari studenti di razza ebraica, già iscritti a istituti di istruzione superiore nei passati anni accademici.
* Art. 6. Agli effetti del presente decreto-legge è considerato di razza ebraica colui che è nato da genitori entrambi di razza ebraica, anche se egli professi religione diversa da quella ebraica.
* Art. 7. Il presente decreto-legge, che entrerà in vigore alla data della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del Regno, sarà presentato al Parlamento per la sua conversione in legge. Il Ministro per l’educazione nazionale è autorizzato a presentare il relativo disegno di legge.
Avreste protestato per il vostro insegnante di matematica improvvisamente rimosso dal vostro Liceo? E per il vostro compagno di banco improvvisamente bandito dalla vostra scuola? Avreste rischiato di essere arestati per aver offerto rifugio ad un ebreo ricercato dai tedeschi per esser deportato? Sembrano domande retoriche con risposte scontate, ma evidentemente questi sette articoli hanno lasciato indifferenti alcuni, la maggior parte, dei nostri nonni.
Pensate di più e ricordate di meno.
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