Dany-Log

Perché la vita è un crinografo…
18 Luglio 2008

Ta tienne

In italiano, lingua così ricca di complesse sfumature, manca una distinzione precisa fra pronomi e aggettivi possessivi, presente invece in francese e in inglese (my/mine, mon/mien, etc). Sono sciocchezze, è vero, ma quando ascolti una delle canzoni del nuovo album di Carla Bruni (Ta Tienne) dove si gioca poeticamente con aggettivo e pronome possessivo, sono sciocchezze che mancano.

(l’mp3 del brano lo metto in linea a breve)

Update: ecco il file audio

12 Luglio 2008

D-user

Questo è il mio primo post scritto con iPhone. Considerando che ieri ho avuto un trauma cranico (un incidente senza gravi conseguenze per fortuna) e che sono a letto con prognosi di tre giorni, direi che il sistema di correzione automatica si comporta molto bene e che tutto sommato il vituperato metodo di scrittura non è poi così complesso se ti mangi le unghie.

7 Luglio 2008

Consiglieri Coraggiosi

Oggi si è verificato un evento epocale nella storia della corporate governance italiana.

Il consiglio di amministrazione di Premuda, società controllata a maggioranza assoluta del 51% da un consorzio di invesitori (tra cui spicca Generali) raggruppati nel veicolo “Investitori Marittimi”, ha dichiarato non congruo il prezzo dell’Opa volontaria promossa in questi giorni dalla stessa “Investitori Marittimi”. A memoria, mi sembra un rarissimo caso, se non il primo, in cui il consiglio di amministrazione di una società controllata a maggioranza assoluta vada contro l’azionista che l’ha nominato, facendo valere una sana distinzione tra organo amministrativo e azionista.

Negli Stati Uniti eventi del genere sono all’ordine del giorno, ma in Italia, dove gli investitori assistono disarmati a disarmanti delisting portati avanti dall’azionista di maggioranza a pochi mesi dall’introduzione in borsa (vedi le offerte pubbliche d’acquisto su Marazzi o su Mariella Burani), è raro poter contare sull’opposizione di un CdA nei confronti dell’azionista di maggioranza

I miei complimenti quindi a: Raffaele Picella (presidente), Enrico Bondi (amministratore delegato) e agli altri consiglieri: Carlo Secchi, Vittorio Mincato, Piergiorgio Alberti, Massimo Confortini, Ferdinando Superti Furga, Erder Mingoli, Andrea Guerra, Marco Edoardo Guerra De Benedetti e Marzo Saa’.

7 Luglio 2008

Il palazzo sul jumbo /3

30 novembre 2018

Roma - Sarà rinnovato per altri 30 giorni lo stop ai riscaldamenti nelle aree abitative e negli uffici in vigore dall’inizio del mese. Sebbene il trattato di stabilità energetica firmato dall’Unione Europea con le nazioni della Nuova Opec garantisca ai paesi membri dell’Ue forniture di gas e petrolio certe nei prezzi e nelle quantità, i problemi di estrazione nei giacimenti siberiani della Russia hanno ridotto notevolmente l’afflusso di gas dedicato all’export verso l’Unione Europea.

E’ la prima volta dal 2010, anno in cui è stato siglato il trattato si stabilità energetica con la Nuova Opec, che l’Unione Europea si trova a dover gestire una crisi delle forniture. Amir Hassan, presidente della Nuova Opec si è dichiarato rammaricato per le ripetute discontinuità delle forniture di gas proveniente dalla Russia promettendo che al prossimo O8 (il gruppo degli otto maggiori paesi esportatori di gas e petrolio) saranno prese serie sanzioni contro la Russia. Francia e Inghilterra hanno minacciato intanto di non onorare il pagamento degli interessi sui bond emessi in favore dei paesi della Nuova Opec e di sequestrare beni appartenenti alla Russia sui rispettivi territori. Anche in Italia la popolazione preme per azioni ritorsive e diversi partiti hanno organizzato manifestazioni a Roma per protesta contro le continue interruzioni di elettricità e il divieto di accendere riscaldamenti. Intanto l’ENI ha deciso di dirottare tutte le forniture di gas dalle reti domestiche per indirizzarlo verso le centrali elettriche a ciclo combinato provocando non pochi disagi alle abitazioni con riscaldamenti, scaldabagni e fornelli a gas (le vendite di stufe e piastre elettriche sono aumentate vertiginosamente in questi giorni).

A dieci anni di distanza dalla decisione del governo Berlusconi di avviare la costruzioni di centrali elettriche nucleari di ultima generazione, l’Italia non si è ancora dotata di una centrale nucleare per le continue proteste di Verdi e popolazioni locali. Il presidente della repubblica francese Carla Bruni, in un incontro con il presidente del consiglio Marcegaglia, si è dichiarata disponibile da subito ad aiutare gli italiani riservando loro l’intera produzione della centrale nucleare in Savoia scambiandola parte delle quote di greggio assegnate all’Italia dal trattato di stabilità energetica, ma passeranno almeno 90 giorni prima che sia ultimata la nuova linea di interscambio ad alta tensione fra i due paesi. L’Enel intanto ha proposto di riattivare alcune vecchi centrali a carbone almeno per far fronte al picco di consumi elettrici di dicembre. L’Italia non ha mantenuto scorte strategiche di carbone e le maggiori riserve sono ormai stoccate quasi interamente in Cina, paese che ne ha accumulato una grande quantità mentre il resto del mondo ne bandiva l’uso per rispettare il trattato di Kyoto. La Cina non ha mai firmato un patto di stabilità energetica né con l’Italia, né con l’Unione Europea, pertanto la negoziazione per ottenere forniture di carbone per alimentare le centrali supplementari che l’Enel vorrebbe riattivare si annuncia rovente.

L’inverno degli italiani sarà invece gelido.

3 - continua

7 Luglio 2008

Mobbail

Assecondo il chiacchericcio di questi giorni e anch’io mi metto a parlare delle tariffe per iPhone su cui in questi giorni si sono consumate indiscrezioni e accese discussioni.
Però vado controcorrente.

La tariffa entry level di TIM dedicata all’iPhone non mi sembra poi tanto fuori dal mondo. Certo, non ha nulla a che vedere con le tariffe flat americane ed economicamente si allontana molto da quanto sarà offerto dagli altri operatori europei l’11 luglio. Tuttaiva, guardando gli altri piani per il trasferimento dati, tutti basati su anacronistiche e folli tariffazioni a tempo, c’è da tirare un sospirto di sollievo. Poteva andare peggio, molto peggio.
E’ chiaro che TIM, insieme a Vodafone, non ritiene opportuno incentivare l’acquisto di iPhone con tariffazioni speciali attagliate sulle capacità dell’iPhone di trasformarsi in un terminale multimediale perennemente on-line. Si confida e si punta tutto sul magnettismo dell’effetto moda e nella nostrana attrazione per lo status-symbol. Non c’è poi da stupirsi molto se il numero di gigabyte inclusi nel trasferimento dati non sia il primo pensiero dei pariolini di Roma, dei viveur di Milano e dell’ufficio commerciale di TIM.

Agli attuali piani tariffari vengono mosse due critiche: il prezzo elevato e l’impossibilità di sfruttare pienamente la connettività dell’iPhone.
Tralasciando i costi di telefonate ed SMS, con la tariffa “iPhone Starter” si pagano 30 euro al mese per avere un giga di trasferimento dati al mese. Sottoscrivendo tale tariffa si può avere l’iPhone per 199 euro, ricevendo un sussidio di 250 euro sul prezzo pieno che altrimenti sarebbe di circa 550 euro. Spalmati sul periodo minimo del contratto di due anni, il sussidio all’acuquisto dell’iPhone vale circa 20 euro al mese. Considerando che il costo di una Adsl flat si aggira intorno ai 20 euro, non so come si possa pensare di avere per la stessa cifra una flat o una “quasi-flat” su rete mobile”. Si può poi discutere sul costo elevato della banda larga in Italia, per carità, ma un operatore di telefonia mobile non può non tener conto del prezzo relativo del trasferimento dati su rete fissa, soprattutto quando si hanno nel proprio listino offerte integrate per adsl e telfonia fissa (come è il caso per Tim e Vodafone). Chi vuoi che sottoscriverebbe un contratto ADSL Alice se con l’iPhone si potesse navigare in modalità flat o quasi per la stessa cifra?
Quanto alla soglia di un gigabye di traffico mensile, personalmente la ritengo più che adeguata per il mio uso quotidiano del traffico dati con il mio attuale HTC. Sincronizzo Exchange in push, aggiorno Twitter, Facebook, controllo le quotazione azionarie, invio foto a flickr, leggo qualche feed quando sono in treno (cioè spesso) e facico un po’ di navigaziona da vagabondo di tanto in tanto. Con tali abitudini d’uso, mediamente intense, non sono mai arrivato a superare 600 megabyte di trasferimento al mese. Se poi per “internet mobile” si intende scaricare mezza youtube dalla spiaggia per impressionare i vicini d’ombrellone, allora parliamo di due concetti diversi e l’invidia per i clienti di AT&T che non devono tener d’occhio il “contatore” è ben giustificata.

Ripeto: poteva andare peggio. Per il momento accontentiamoci pensando a chi acquista un le famose “internet key” con una tariffazione a tempo e scatti da 15 minuti.

1 Luglio 2008

Il palazzo sul jumbo /2

18 settembre 2018

Modena – Abu Sharif, investment director del fondo Mubadala, si trovava oggi a Maranello per la presentazione della F860, nuovo modello di berlina Ferrari in qualità di azionista di maggioranza del Cavallino Rampante. La produzione su larga scala della F860 sarà avviata nei prossimi giorni nel nuovo stabilimento Ferrari localizzato in Pakistan per raggiungere con più facilità i mercati di riferimento di Russia, Cina e Medio Oriente. Ferrari quindi, dopo Porsche, Audi e BMW, è l’ultimo dei brand di auto sportive a spostare interamente la produzione fuori dai confini europei. Le misure speciali sul razionamento dei carburanti per auto e le accise maggiorate per auto di cilindrata superiore a 1000 cc avevano di fatto chiuso i mercati europei e statunitensi per questo tipo di prodotti, che invece riscuotono grande successo nei paesi mediorientali e in Russia. Il fondo Mubadala, che aveva acquistato da Fiat la maggioranza di Ferrari nel 2015, ha dichiarato che è sua intenzione lasciare ancora a Maranello gli uffici di ricerca e sviluppo e la gestione del team di Formula1.
Il presidente del consiglio Marcegaglia, presente all’evento ne ha approfittato per congratularsi con tutti i tecnici Ferrari per i successi sportivi e tecnici, riconosciuti e confermati sul piano aziendale anche dalla scelta di Mubadala che mantiene in Italia uno strategico ufficio di ricerca e sviluppo. A margine dell’incontro tra il presidente Marcegaglia e Sharif si è tornati a discutere della zona del trattato bilaterale di scambio tra Emirati Arabi Uniti e Italia che dovrebbe garantire una libera di circolazione di merci e persone tra i due stati, imponendo però una moratoria sul flusso di lavoratori specializzati a basso costo che negli ultimi due anni sono emigrati clandestinamente nella capitale Abu Dhabi.

2- continua

30 Giugno 2008

Vero o falso

Farà molto parlare di sé la sentenza dei giudici parigini che condanna Ebay a pagare un risarcimento monstre di 40 milioni di euro a beneficio di LVMH, Dior e altre griffe d’oltralpe.
Il tribunale di Parigi ha giudicato Ebay colpevole di incoraggiare la vendita di articoli con marchi contraffati tramite la propria piattaforma. La notizia qui.

Mi chiedo se i giudici di Parigi, e la stampa francese, che canta vittoria in un revival della rivalità tra le due sponde dell’Atlantico, abbiano mai provato a vendere una borsa originale (non contraffatta, originale) su Ebay. Io sì.

I miei primi infruttuosi tentativi sono di qualche mese fa quando decisi di servirmi di Ebay per far monetizzare alla mamma tonnellate di accessori che prendevano polvere dell’armadio. Dopo due settimane di assidui tentativi, certificazioni di ogni tipo, foto, documenti, carte di credito, ho rinunciato a vendere gli oggetti. Questa è più o meno la trafila a cui si deve sottoporre chiunque inserisca nella propria inserzione parole come “Gucci” “Vuitton” o altre Griffe. Anzitutto Ebay richiede che tutti i venditori di oggetti a rischio, quali borse griffate per l’appunto, siano tenuti a provare la propria identità facendosi addebitare 2,50 euro tramite paypal con una carta di credito a proprio nome. Dopo di ciò si deve eliminare ogn riferimento a documenti ufficiali: una foto presa da un catalogo, da una pubblicità oppure da un’altro sito, comporterebbe la violazione del diritto d’autore del marchio e l’immediata rimozione dell’oggetto. _Idem per le descrizioni. Dopo di che Ebay può, su impulso di qualsiasi tipo di segnalazione da parte dei titolari del marchio, rimuovere l’oggetto in ogni momento.
La prima volta che ho provato a mettere in vendita una borsa, l’articolo è stato rimosso dopo poche ore in quanto non ero un venditore “certificato” tramite paypal e carta di credito. Al secondo tentativo l’oggetto è stato rimosso perché la foto era palesemente presa da un catalogo. In realtà la foto l’avevo scattata io mettendo come sfondo un panno in velluto di Luis Vuitton, ma evidentemente sono stato così bravo da farla sembrare una foto di un catalogo. Risolto il problema della foto ed una serie di warning sulla legislazione vigente in materia di contraffazioni dei marchi, non ho superato i filtri del sistema anticontraffazione “VeRO” che ha rimosso puntualmente ogni oggetto che provavo ad inserire. Questo nonostante il mio account fosse verificato ed associato a nome e cognome; nonostante le borse vendute fossero fotografate complete di confezioni originali e nonostante, ovviamente, l’assoluta genuinità di un prodotto che aveva come unica stigma quella di essere di seconda mano e di non generare un euro di fatturato per LVMH. Scoraggiato da tutti questi controlli, ho anche provato a fare il furbo modificando volutamente alcune parole chiave che facevano scattare i controlli. L’annuncio “borsa Luis Vuitton” si è così trasformato in “Booorsa Luiss Vitton”. Sono riuscito finalmente a concludere l’asta, ma il sistema VeRO è riuscito a scovarmi anche in quel caso, mandando a monte la transazione con una signora che mi ha dato del “ladro”.
Demoralizzato da tutto ciò, ho rinunciato alla vendita e Ebay alla commissione che avrebbe ricavato da quella vendita.

Conclusione: mi risulterebbe davvero difficile, senza essere in malafede, affermare che eBay incoraggia lo scambio di materiale contraffatto per aumentare i propri ricavi.

29 Giugno 2008

Il palazzo sul jumbo /1

3 settembre 2018

New York – Il presidente Hillary Clinton ha annunciato oggi che anche gli Stati Uniti sono entrati nel gruppo di paesi firmatari di un trattato di stabilità energetica con l’Opec, raggiungendo così Unione Europea, Cina e Giappone che avevano ciascuno concluso accordi in tal senso con la Russia.
Il trattato tra gli Stati Uniti e la Nuova Opec fissa le forniture di greggio a 423 $ al barile più una rivalutazione annua del 15% e include anche una ristrutturazione dell’ingente debito detenuto dalle banche centrali dei paesi mediorientali nei confronti del governo federale statunitense. In cambio di un allungamento trentennale di tutte le scadenze, gli Stati Uniti si impegneranno alla realizzazione e alla fornitura di know-how di un ingente programma di infrastrutture in 15 paesi arabi e alla revisione della legislazione che impone un tetto del 49% ai diritti di voto per le azioni detenute da azionisti esteri nelle banche americane. I fondi sovrani di Qatar, Arabi Saudita e Kuwait hanno subito dichiarato che, alla luce della nuova normativa sugli investimenti esteri diretti negli Stati Uniti, intendono esercitare le loro opzioni call per salire complessivamente dal 49% al 70% del capitale di Citigroup. Dopo Italia e Giappone, gli Stati Uniti sono il terzo paese dell’ex G8 a cedere di fatto il controllo delle proprie istituzione finanziarie ad un paese esportatore di petrolio. Le agenzie di rating hanno accolto positivamente l’annuncio della ristrutturazione dei treasuries americani alzando il rating a BBB+ dal precedente B. Ne ha subito beneficiato il dollaro in marcato rialzo su tutte le valute: 2,1 sull’euro (+5%) e 7 sul rublo (+4%).

“ E’ il migliore accordo che potessimo raggiungere per permettere al nostro paese e a tutti gli americani di garantirsi una stabilità delle forniture energetiche durante il tempo necessario alla costruzione di venti nuove centrali nucleari e lo sviluppo di fonti energetiche alternative - ha detto Hillary Clinton in una breve conferenza stampa - Invito tutte le aziende coinvolte nel programma di infrastrutture mediorientali a fornire il massimo supporto per il bene dell’America e degli americani.”. Il razionamento dei carburanti per aviolinee e automobili, entrato in vigore Stati Uniti nel 2010 all’indomani dell’attacco nucleare in Iraq da parte dell’Iran, si è reso insufficiente a contenere i consumi di petrolio dopo il verificarsi di un incidente che ha messo fuori uso i due reattori nucleari californiani localizzati nel Diablo Canyon. Ultimo di una serie di guasti della rete elettrica statunitense, questo incidente rischiava di far collassare l’intero sistema energetico statunitense. Il presidente venezuelano Hugo Chavez, il cui paese è stato recentemente ammesso fra i membri permanenti dell’ONU, ha dichiarato che un team formato da tecnici russi, venezuelani, arabi ed europei, vigilerà attentamente sul programma di costruzione di nuove centrali nucleari e sul rispetto dei nuovi trattati di non proliferazione nucleare che gli Stati Uniti avevano sottoscritto dopo la fine del secondo conflitto tra Iran ed Iraq.

1 - continua

26 Giugno 2008

G-Econ

A Yale stanno provando a mappare il contributo di ciascuna porzione di territorio rispetto ad una determinata area geografica (progetto G-Econ).

Questo è il risultato che è uscito fuori per l’Italia. I dati sono del 1990, ma dopo 18 anni non credo che le cose siano cambiate. italy_3dmap.jpg

26 Giugno 2008

Caro Gasolio

Leggendo il protocollo di intesa tra Ministero dei Trasporti e le categorie professionali rappresentanti gli autotrasportatori, si dovrebbe riflettere in maniera più approfondita sull’introduzione ex lege dell’adeguamento automatico dei contratti di trasporto agli aumenti del costo del gasolio. Non discuto certo sul merito di un meccanismo del genere che di fatto mette al sicuro gran parte dei margini realizzati dagli autotrasportatori, ma non posso non notare che così si trasferiscono istantaneamente gli aumenti dei carburanti sul costo finale dei beni trasportati. Non è che sia una gran trovata in un periodo in cui l’inflazione si avvicina al 4%. Una soluzione meno onerosa per i consumatori, che si ritroveranno a pagare doppiamente il caro gasolio (alla pompa di benzina e anche nei prodotti comprati al supermercato), sarebbe stata quella di defiscalizzare il costo del gasolio utilizzato per mezzi pesanti, ma l’Unione Europea attualmente non lo permette.