30 Giugno 2008
Farà molto parlare di sé la sentenza dei giudici parigini che condanna Ebay a pagare un risarcimento monstre di 40 milioni di euro a beneficio di LVMH, Dior e altre griffe d’oltralpe.
Il tribunale di Parigi ha giudicato Ebay colpevole di incoraggiare la vendita di articoli con marchi contraffati tramite la propria piattaforma. La notizia qui.
Mi chiedo se i giudici di Parigi, e la stampa francese, che canta vittoria in un revival della rivalità tra le due sponde dell’Atlantico, abbiano mai provato a vendere una borsa originale (non contraffatta, originale) su Ebay. Io sì.
I miei primi infruttuosi tentativi sono di qualche mese fa quando decisi di servirmi di Ebay per far monetizzare alla mamma tonnellate di accessori che prendevano polvere dell’armadio. Dopo due settimane di assidui tentativi, certificazioni di ogni tipo, foto, documenti, carte di credito, ho rinunciato a vendere gli oggetti. Questa è più o meno la trafila a cui si deve sottoporre chiunque inserisca nella propria inserzione parole come “Gucci” “Vuitton” o altre Griffe. Anzitutto Ebay richiede che tutti i venditori di oggetti a rischio, quali borse griffate per l’appunto, siano tenuti a provare la propria identità facendosi addebitare 2,50 euro tramite paypal con una carta di credito a proprio nome. Dopo di ciò si deve eliminare ogn riferimento a documenti ufficiali: una foto presa da un catalogo, da una pubblicità oppure da un’altro sito, comporterebbe la violazione del diritto d’autore del marchio e l’immediata rimozione dell’oggetto. _Idem per le descrizioni. Dopo di che Ebay può, su impulso di qualsiasi tipo di segnalazione da parte dei titolari del marchio, rimuovere l’oggetto in ogni momento.
La prima volta che ho provato a mettere in vendita una borsa, l’articolo è stato rimosso dopo poche ore in quanto non ero un venditore “certificato” tramite paypal e carta di credito. Al secondo tentativo l’oggetto è stato rimosso perché la foto era palesemente presa da un catalogo. In realtà la foto l’avevo scattata io mettendo come sfondo un panno in velluto di Luis Vuitton, ma evidentemente sono stato così bravo da farla sembrare una foto di un catalogo. Risolto il problema della foto ed una serie di warning sulla legislazione vigente in materia di contraffazioni dei marchi, non ho superato i filtri del sistema anticontraffazione “VeRO” che ha rimosso puntualmente ogni oggetto che provavo ad inserire. Questo nonostante il mio account fosse verificato ed associato a nome e cognome; nonostante le borse vendute fossero fotografate complete di confezioni originali e nonostante, ovviamente, l’assoluta genuinità di un prodotto che aveva come unica stigma quella di essere di seconda mano e di non generare un euro di fatturato per LVMH. Scoraggiato da tutti questi controlli, ho anche provato a fare il furbo modificando volutamente alcune parole chiave che facevano scattare i controlli. L’annuncio “borsa Luis Vuitton” si è così trasformato in “Booorsa Luiss Vitton”. Sono riuscito finalmente a concludere l’asta, ma il sistema VeRO è riuscito a scovarmi anche in quel caso, mandando a monte la transazione con una signora che mi ha dato del “ladro”.
Demoralizzato da tutto ciò, ho rinunciato alla vendita e Ebay alla commissione che avrebbe ricavato da quella vendita.
Conclusione: mi risulterebbe davvero difficile, senza essere in malafede, affermare che eBay incoraggia lo scambio di materiale contraffatto per aumentare i propri ricavi.