Dany-Log

Un crinografo
20 Agosto 2008

Georgia. Nelle puntate precedenti.

L’attuale crisi nel Caucaso era tanto attesa dagli strateghi, gli esperti di relazioni internazionali e i tuttologi di mezzo mondo, che alla fine ha colto di sorpresa le diplomazie di qualsiasi stato o ente internazionale. E’ anche vero che una crisi nel bel mezzo d’agosto è una bella seccatura per chi, come il nostro ministro degli esteri Franco Frattini, era in vacanza alle Maldive e non si è nemmeno degnato di scomodarsi per assistere al primo vertice NATO tenutosi il 13 agosto, ma il dilettantismo e il disordinato agitarsi di diplomazie scoordinate mi rendono molto pessimista sugli esiti della crisi.

Riassumo un po’ quello che ho capito leggendo qua e là bocconi di informazione tramite la rete Wi-Fi di Nikki Beach a Miami (come Frattini ho preferito rimanere in vacanza senza precipitarmi a Bruxelles per partecipare al vertice Nato).

Protagonisti.

Georgia. La Georgia è uno stato caucasico affrancatosi definitivamente dalla sfera di influenza della vicina Russia grazie all’ascesa al potere di Saakaschvili nel 2003, durante la cosiddetta “Rivoluzione delle Rose”. Pur non essendo ricca di risorse naturali come altri stati della regione, la Georgia è un crocevia importantissimo per il transito del petrolio del Caspio. Nel mezzo fra Russia e Iran, il territorio Georgiano è un corridoio ideale per evitare di far transitare il petrolio del Caspio (è lì che l’Eni è lead operator nel più grande pozzo petrolifero scoperto negli ultimi vent’anni, il Kashagan) attraverso paesi capricciosi da cui dipendiamo già abbastanza per le forniture energetiche, come appunto Russia ed Iran.

Ossezia del Sud. E’ una regione separatista sul confine settentrionale della Georgia abitata da popolazioni di origine iraniana. Differentemente dall’Ossezia del Nord che si è costituita come stato autonomo inserito nella federazione Russa, l’Ossezia del Sud fa ufficialmente parte del territorio Georgiano, causando non pochi grattacapi al governo centrale. La Russia, d’altro canto, ha da tempo fornito passaporti Russi alla popolazione di quella regione appoggiando una sorta di governo ombra.

Russia. Dopo l’11 settembre, mentre il mondo intero era occupato a dare la caccia a Bin Laden e a stabilizzare l’Iraq, la Russia ha attuato una politica di potenza senza precedenti grazie al boom delle materie prime, stabilendo una forte oligarchia interna fondata sul controllo dell’economia e una prepotente politica estera fomentata da un’oggettiva situazione di vantaggio che gli deriva dalle sue risorse naturali, da cui dipende mezza Europa. Le pressioni su Ucraina e Cecenia e le discutibili pratiche commerciali con cui aziende americane ed europee sono state liquidate da diverse JV per l’estrazione di gas e petrolio hanno marcato il segno dell’era Putin che oggi, “sceso” formalmente al rango di Primo Ministro e passato il testimone a Medvedev, promette la stessa dose di bullismo in politica estera e nell’economia.

La trappola

Seguendo un copione scritto probabilmente nelle stanza del Cremlino, gli osseti del sud provocano qualche scaramuccia con i vicini villaggi georgiani suscitando l’invio di un contingente militare georgiano. E’ qui che Saakascvili cade nella trappola dei Russi, i quali intervengono inviando un contingente di “aiuti umanitari” in difesa delle popolazione dell’Ossezia del Sud. Il contingente umanitario non si limita a proteggere le popolazioni, ma distrugge ponti, porti infrastrutture, avanza fino a pochi chilometri dalla capitale georgiana Tiblisi puntandovi una batteria di missili. Già che è nei paraggi, la Russia invade anche Abkhazia, un’altra regione georgiana dal nome impronunciabile con tendenze moscocentriche. Ovviamente la superiorità della “Armata Rossa” è schiacciante.

Sforzi diplomatici e problematici.

E adesso? Nel bel mezzo delle vacanze come si risolve questo conflitto? Per Unione Europea avere Putin che controlla quel piccolo lembo di terra attraverso cui dovrebbe passare il petrolio del Caspio sarebbe un disastro. Per la Nato sarebbe un incubo vedere la Russia, storico nemico, invadere la Georgia (uno stato che tra l’altro era candidato a diventare membro Nato) con la stessa allure dei tank dell’Unione Sovietica. D’altronde, però, sarebbe molto difficile difendere la sovranità della Georgia, ignorando il principio di autodeterminazione delle minoranze, difeso con scrupolo nel 2000 con l’intervento nel Kossovo (lì si trattava di una minoranza musulmana/albanese che voleva affrancarsi dalla Serbia) e pochi mesi prima quando Unione Europea e Nato hanno riconosciuto la dichiarazione di indipendenza del Kossovo mandando su tutte le furie Putin. Perché l’autoderminazione dei kossovari giustifica un intervento contro la Serbia mentre l’Ossezia del Sud deve rimanere legata a Tiblisi?

It’s the Gas, stupid!

E poi chi dovrebbe parlare? La Nato? L’Unione Europea? Gli Stati Uniti? Nel dubbio si sono espressi tutti in un cacofonico concerto diplomatico. Sarkozy è volato subito a Tiblisi (non si è capito se in qualità di rappresentante della presidenza di turno della UE o come “Francia”, ancora inspiegabilmente membro permanente dell’Onu). E’ riuscito ad ottenere dalle parti un accordo in sei punti molto blando in cui Georgia e Russia si impegnano a levare le tende dall’Ossezia e poi sedersi ad un tavolo a chiacchierare. I Russi hanno ritardato molto il ritiro, ancora non completato, e si sono presi tutto il tempo di distruggere autostrade e ponti beffeggiandosi di Sarkozy. Nel frattempo Condoleza Rice, non si capisce se in qualità di Stati Uniti o di importante membro della Nato, ha usato toni molto duri contro la Russia ricevendo in risposta parole di ghiaccio che ricordano ottimi film come Alba Rossa, War Games o Caccia a Ottobre Rosso. Italia e Germania tacciono e guarda caso sono impegnate economicamente nei progetti di due nuovi gasdotti per portare il gas russo in Europa senza passare dalle ex repubbliche sovietiche. L’Italia tramite Eni si è impegnata nel progetto SouthStream (il cui punto di partenza è appena sopra i confini Georgiani). La Germania tramite Eon partecipa al consorzio NorthStream che farebbe arrivare il gas russo in Europa senza dovere passare per l’Ucraina.

Sullo sfondo abbiamo la crisi iraniana, in cui la Russia gioca un ruolo di rilievo, l’ancora irrisolta questione mediorientale, la destbilizzazione del Pakistan, i giochi olimpici (la Cina per il momento pare che non abbia espresso pareri) e a una parte importante delle truppe Nato ancora impegnate in Afganistan ed Iraq.

War Games

E’ inquietante pensare che se la Georgia avesse accelerato il suo processo di ammissione all’Alleanza Atlantica (NATO), adesso gli altri Stati Membri avrebbero dovuto attaccare la Russia. In poche parole sarebbe successo nel 2008, per un scaramuccia d’estate, quello che non è mai accaduto in 40 anni di Guerra Fredda.

La domanda è: davvero la Nato avrebbe attaccato la Russia?
Un altra domanda è: se la Georgia fosse stato un membro Nato, davvero la Russia avrebbe osato invaderne la territorialità?

Una terza e più importante domanda è: l’Europa può e vuole davvero restare senza il Gas russo questo inverno per difendere una questione di principio poco difendibile (l’integrità territoriale della Georgia) e salvaguardare ancora quel po’ che rimane del ruolo di potenza internazionale degli Stati Uniti?

Stiamo a vedere.

19 Agosto 2008

Trend

CEU745.gif

Vorrei che una gigantografia di questo grafico fosse esposta permanentemente a Montecitorio e a Palazzo Chigi, dove la nostra classe dirigente discute di vitali argomenti come l’abolizione dell’Ici, la reintroduzione dell’Ici, il bollo auto, il pacchetto sicurezza, il consiglio di amministrazione Rai, Alitalia e compagnia bella.

18 Agosto 2008

Isn’t it ironic?

Leggo che in Arabia Saudita vorrebbero boicottare la Nissan per lo spot israeliano della Tiida, un modello di autovettura molto efficiente nei consumi di carburante. Nello spot viene ritratta la caricatura di uno sceicco arabo in collera con la Nissan che lo avrebbe mandato in rovina.

Se sulla storia delle vignette danesi si potrebbe concedere un po’ di ragione alla sensibilità religiosa degli arabi che se ne fossero sentiti offesi, credo che l’ondata di sdegno per uno spot del genere (tra l’altro neanche troppo originale) mostri una patologica allergia del mondo arabo all’ironia.

Il video qui sotto con una traduzione dei dialoghi:

Hai distrutto la mia casa. Possa il Signora distruggere la tua.
che il falco ti tormenti giorno e notte
possa il sole sciogliere te e colui che ti ha fabbricata
possa il signore prendere te,
maledetta dal padre di Tiida

18 Agosto 2008

Pit Stop

Aperitivo al Delano,
Di ritorno a Roma per un paio di giorni, giusto per godermi la calma d’agosto e affrontare la pila di carte che si sono accumulate sulla scrivania. Il viaggio di quest’anno è stato ispirato da un indulgente edonismo: sole, spiagge, gioco d’azzardo e vita notturna tra Miami e Santo Domingo.

Tra due giorni, invece, metterò piede in Israele per la prima volta. Oltre alla suggestione di una terra dalla storia così ingombrante, il rapporto speciale che lega ogni ebreo anche suo malgrado, ad uno stato controverso prima ancora che a una “terra santa”, ispirerà particolarmente questo viaggio che proverò a documentare su queste pagine tenendo a mente la lettura di Quest’anno a Gerusallemme di Richler.

30 Luglio 2008

Le vie legali

Mediaset chiede 500 milioni di euro a Youtube e Google come risarcimento per illecita diffusione di filmati.

A questo punto inviterei a considerare quanto avevo scritto due mesi fa commentando la classifica dei video più visti su Youtube:

Giova notare che Mediaset sta perdendo una grossa fetta di audience share su internet appannaggio di youtube. La scelta di rendere disponibile sul mediaset.it solo una piccolissima parte dei propri contenuti (per di più con scelte tecniche discutibili) non si è rivelata vincente. Nel dilemma che gli old media hanno nei confronti di internet (metto tutti i miei contenuti su internet e cannibalizzo il canale televisivo?) vale la pena ricordare ciò: se non lasci liberi i tuoi contenuti rendendoli facilmente fruibili, lo farà qualcun altro.

La scelta è insomma tra cannibalizzare o essere mangiati vivi da internet. Tertium non datur (soprattutto se per tertium si intende una tutela giudiziaria contro Google).

30 Luglio 2008

So Long, Leonard

La quiete prima della tempesta (auditorium prima del concerto di Leonard Cohen)Chi mi conosce e mi ha visto soffrire d’astinenza se allontanato per più di dodici ore dal mio iPod sa che sono un melomane omnivoro e senza speranza. Nella musica, però, prima della melodia delle note, cerco la poesia delle parole e dopo più di un quarto di secolo sono arrivato ad eleggere tre maestri, uno per ognuna delle lingue con cui mi cimento più o meno quotidianamente: Fabrizio De André, Georges Brassens e Leonard Cohen. Non credo di aver mai cantato sotto la doccia una canzone di Brassens, né tanto meno mi sono ritrovato a fischiettare il ritornello di “Marinella”, ma l’immagine di Bocca di Rosa è ormai scolpita nella coscienza. Tanto potente è stata la forza delle parole di questi autori che non ho mai sentito la mancanza di una loro performance dal vivo e ho sempre pensato che il clou dei loro brani non fosse nello scorrere delle note, ma in ciò che si sedimenta dopo.

E’ per questo approccio che inizialmente ero piuttosto scettico sul concerto di Leonard Cohen a Roma. Soprassedendo sul costo spropositato dei biglietti, non ero così motivato ad ascoltare la performance di un settantaquattrenne che, per quanto ne sapevo io, per quanto lo sentivo immortale e lontano, poteva già aver raggiunto Brassens e De André nell’eterno degli artisti. Poi un giorno, riascoltando quasi per caso, per grazia della selezione random di iTunes, So Long Marianne con quel ritornello pieno di tristi velleità sul ridere e sul piangere, mi sono detto che forse valeva la pena sentire cosa avesse da dire quello che al liceo pensavo fosse un rabbino datosi alla carriera musicale (quando sei acerbo e ascolti per la prima volta uno che si chiama Cohen cantare Halleluja è un errore in cui si può incappare).

E’ così che ieri mi sono ritrovato nella Cavea dell’Auditorium di Roma insieme ad un pubblico molto internazionale (era raro sentir parlare italiano) e alle nove in punto entra in scena il protagonista della serata insieme a Sharon Robinson, le Webb Sisters, batterista, bassista, chitarrista, pianista e flautista. Prima ancora delle note e delle parole, salta agli occhi la presenza scenica del personaggio: quel suo inginocchiarsi con energia mostra tutta l’umiltà del grande. Poi spicca l’abbigliamento elegante ma stiloso (con tanto di cappello) e prima la sua voce. Non appena si inizia con “Dance me to the end of love” il tempo si ferma e il teatro si ghiaccia. E’ affascinante il contrasto della voce cavernosa e virile di Leonard Cohen che duetta perfettamente con quella di Sharon Robinson. A quel momento avevo già capito che quella sera sarebbe stata speciale. Si prosegue con una più movimentata “The Future” in cui un punzecchia con marcati “Repent” un pubblico ancora ipnotizzato dal brano precedente. Nella prima parte del concerto si segnala “in my secret life” interpretata con eccezionale sentimento: come avevo potuto pensare che una performance dal vivo di Cohen non potesse aggiungere granché ai suoi dischi? Who by the fire viene suonata con luci soffuse in un’atmosfera liturgica almeno quanto il testo da cui prende spunto. “Hallelujah” non viene valorizzata più di tanto e forse è meglio così visto che dopo l’ottima cover di Jeff Buckley, con conseguente sdoganamento su ogni tipo di serie tv adolescenziale, il brano ha perso un po’ di fascino. Suzanne addolcisce la serata ed è una strana sensazione sentire dal vivo un brano che hai ascoltato tante volte scorrendone il testo e immaginando questa donna con cui Cohen vorrebbe viaggiare ciecamente. Nella seconda parte del concerto spicca un “I’m your man” che ha letteralmente sciolto il pubblico femminile, mentre in Take This Waltz Cohen si concede qualche divertissment con la sua band. Ovviamente non manca il solito rito dell’encore (che non trovo di gran gusto): ce ne sono addirittura due. Nel primo viene suonata So long Marianne in una versione lenta e un po’ troppo artefatta, nel secondo Cohen cede il microfono alle Webb Sisters che cantano “If it’ll be your will” stregando tutti (vale la pena vederle qui).

In definitiva, posso ammettere che un concerto di Leonard Cohen è uno di quegli eventi per cui ci si sente privilegiati a partecipare. E al momento comincio avere un gran rammarico per non aver mai visto dal vivo né De André né Brassens.

27 Luglio 2008

Always-on. Everywere-on

Viziati ed ossessionati dal concetto di connettività  “always-on”, è ormai divenuto rito di ogni vacanza la caccia all’hot spot (che non è un posto al sole), all’albergo con connessione wi-fi o, alle brutte, a un internet point. Ci sono i messaggi di posta elettronica che si accumulano nella mailbox; le foto da inviare a flickr in tempo reale; twitter; facebook; i blog. C’è ossessione, insomma.

Se ne sono accorti gli albergatori che per farti accedere alla connessione wifi dell’albergo fanno pagare tariffe intorno ai 5 euro l’ora sfruttando l’effetto rarità  che paradossalmente dà  valore inestimabile ad una connessione con quel mondo da cui stai fuggendo.

Gli unici che non se ne sono accorti sono gli operatori telefonici che continuano a rendere di fatto inaccessibile il trasferimento dati in roaming. Se l’estate offrissero una “special card” in grado di farmi avere la connessione all’estero agli stessi costi che sostengo in Italia, potrei comprarla anche per 50 euro. Un servizio del genere potrebbe anche essere offerto dagli operatori telefonici locali ed è la tipica soluzione in cui c’è ampio spazio per mantenere alti profitti e aumentare significativamente il livello di servizio all’utente. Dopo tutto, un forfait per il trasferimento dati che non ti assiste più non appena arrivi a Nizza o a Chiasso (non stiamo parlando dell’Australia) ha un’utilità  limitata.

26 Luglio 2008

Come va l’Aifon?

Interrompo il lungo periodo di silenzio per aggiungere una piccola goccia all’oceano di recensioni fiume che ci hanno inondato di tante parole.
Prima di cominciare, una premessa sulla penna. Chi recensisce l’iPhone ha 26 anni, ha sempre sognato fin dal primo Commodore 64 la possibilità di connettere in tempo reale i terminali di tutto il mondo e ha sempre invidiato amaramente il Sir Whiteman del film Wallstreet, che dal suo Yacht acquistava azioni della compagnia aerea Bluestar. Aggiungiamo a questo la mia fascinazione per le interfacce uomo-macchina, le esigenze professionali che mi portano a passare in Eurostar una buona metà della settimana e si comprende facilmente il mio interesse per il nuovo iPhone e quel fisiologico pregiudizio in suo favore. Qui sotto, tuttavia, si cercherà di scrivere circa l’iPhone senza fanatismi né critiche di maniera.

iphone1.jpgE’ superfluo descrivere il design dell’oggetto e la sua interfaccia. Se siete lettori di queste pagine avrete visto migliaia di volte la silhouette bombata e sentito parlare a iosa della tecnologia multitouch. Passiamo quindi oltre, inseriamo la sim aziendale nell’iPhone e colleghiamolo ad iTunes. Dopo soli 5 minuti l’iPhone è già caricato con la mia musica, le mie foto, i miei contatti e il mio account di Gmail. Dopo brevi incursioni nel menù impostazioni riesco ad impostare l’account Exchange del lavoro e dopo pochi secondi ecco comparire tutti i miei contatti del lavoro, le mail e gli impegni del calendario. Fin qui sono riuscito a configurare il tutto con molta facilità e scorrere l’elenco delle mail con una schicchera dell’indice è così piacevole da farti dimenticare il tedio in agguato dietro a quei messaggi.

iphone2.jpgDedichiamoci alla sezione “App Store” da cui è possibile scaricare centinaia di applicazioni a pagamento o gratuite in grado di espandere con infinite combinazioni le potenzialità dell’iPhone. Scopro con piacere che posso utilizzare il mio account di iTunes senza dover reinserire i miei dati (e la mia carta di credito). In pochi minuti scarico Bloomberg, Facebook, un client di Twitter, un giochino stile ‘brain age’ ed altre amenità videoludiche. La posizione ufficiale del blogger, paladino della libertà e dell’open source, è di severo ribrezzo al cospetto di un apparecchio che accetta applicazioni solamente dal canale “App Store” dando di fatto ad Apple il controllo totale di tutto ciò che gli sviluppatori possono sviluppare per iPhone. Però bisogna ammettere che un’interfaccia del genere è lodevole per l’immediatezza di utilizzo che emancipa dalla cerchia dei nerd la possibilità di personalizzare il proprio telefono con mille applicativi.

Ora che il gingillo è pieno di musica, applicazioni e pronto a connettermi con il mondo, procediamo alla prova su strada durante una giornata passata fuori ufficio a Roma, su un Eurostar e a Bologna.
Le mail arrivano puntuali con tecnologia push e gli allegati si leggono con una semplicità che sbalordisce gli astanti della sala riunioni abituati al loro blackberry. Tra uno spostamento e l’altro utilizzo Twinkle per aggiornare Twitter e invio qualche foto a Flickr. iphone3.jpgAncora una volta, è impressionante constatare la naturalezza con cui si passa da un’operazione all’altra nonostante stia utilizzando l’iPhone per la prima volta da poche ore. Dovendo rispondere ad una mail, provo ora a scrivere quattro righe con la tanto controversa tastiera touchscreen. Personalmente trovo l’interfaccia agevole alla scrittura se non fosse per la correzione automatica che sembra stata programmata da un ubriaco con poca conoscenza dei principi che governano l’ortografia italiana. Sebbene le mie dita riescano meglio di altre a centrare velocemente e correttamente tutti i tasti della tastiera tattile, la mail che scrivo viene tempestata di errori di ortografia a causa dell’improvvido intervento del sistema di correzione automatica. Ogni volta che scrivo “uno” viene sostituto da “uns”; “sto” diventa “stò” (!) e qualsiasi “che” viene scritto come “ché”. Visto che sono tanto bravo a scrivere con l’iPhone potrei anche fare a meno del correttore, no? No. Non è disattivabile e così tocca impiegare il triplo del tempo per evitare di scrivere testi dall’ortografia riprovevole. Si tratta di un bug in grado di farti perdere le staffe se scrivi molto velocemente, ma tutto sommato perfettibile con un aggiornamento software.

iphone4.jpgSalito in treno decido di passare i 165 minuti della tratta Roma-Bologna ascoltando un po’ di musica e navigando su internet. E’ inutile soffermarsi sulle funzioni iPod, ben note a tutti. Bisogna invece tessere le lodi di Safari che rende la lettura di pagine internet su cellulare del tutto simile a quella su un normale Pc. Si possono ingrandire i testi semplicemente facendo doppio “tap” (click) sul paragrafo, oppure allargando il testo con due dita (il cosiddetto “pinch”). C’è poi tutta una serie di siti ottimizzati per iPhone che rende la consultazione ancora più semplice agevole. I miei preferiti tra questi sono Google Reader che mi permette di tenermi aggiornato con i feed sottoscritti e Netvibes che ti dà in una videata estremamente personalizzabile i principali titoli di siti e testate.

Tra musica, blog, notizie e mail, il viaggio in treno passa molto velocemente, ma arrivato a Bologna il mio la batteria dell’iPhone è intorno al 20%. E qui arrivano le prime note dolenti. Se si tiene attiva la modalità umts (3g), la mail in push, i servizi di localizzazione, si parla al telefono per un’oretta e si naviga su internet per un’altra oretta, l’iPhone arriverà a malapena all’ora di cena (io mangio alle 21:00). Disattivando la mail in push (si può controllare automaticamente ogni 30 minuti) e disabilitando il trasferimento dati in umts (si naviga solo in Edge) l’iphone arriverà tranquillamente fino a notte fonda. Tarpare due delle caratteristiche più pubblicizzate del nuovo iPhone solo per non far scaricare la batteria dopo cena non è che sia proprio il massimo.
In una giornata di utilizzo piuttosto intenso, vedo che ho scaricato ho trasferito complessivamente 10 megbye (un forfait di 1 gigabyte mensili è più che abbondante per un uso medio-intenso.

In definitiva, tra tutti gli smartphone che ho visto, l’iPhone è quello che valorizza meglio di tutti l’esperienza di connettività mobile e migliorerà sempre più dopo la correzione dei primi bug di gioventù e con la disponibilità di applicazioni sempre più numerose che hanno già adottato l’iPhone come piattaforma prediletta per lo sviluppo di nuove funzionalità. Se però avete bisogno di parlare 3-4 ore al giorno, di trovarvi a non poter ricaricare il telefono nell’arco di 36 ore, allora sarebbe meglio affiancare all’iPhone un altro cellulare dedicato solo al traffico voce (come sto facendo anch’io).
Un ultima nota invece sul tema “videogiochi”. La tecnologia multitouch e l’accelerometro rendono l’iPhone una piattaforma di gioco portatile incredibile: Apple ha realizzato il sogno di Nokia che ha tentato per anni di proporre al mercato un accrocco come n-gage. Se una console come il Nintnedo Ds ha riscosso un successo così grande solo per la presenza di un pennino e di un schermo tattile classico, mi chiedo dove arriverà l’immaginazione degli sviluppatori di videogiochi che si cimenteranno con un display multitouch sensibile ai movimenti e una piattaforma distributiva che consente di far caricare e acquistare i giochi “on the air”.

Insomma, senza voler dare giudizi assoluti, se avete 499 euro che vi avanzano e volete un gingillo in grado di farvi connettere con mail, web, twitter, facebook, etc nel migliore dei modi, intrattenendovi all’occasione con musica e giochi, allora consiglierei l’acquisto dell’iPhone senza esitare.

18 Luglio 2008

Ta tienne

In italiano, lingua così ricca di complesse sfumature, manca una distinzione precisa fra pronomi e aggettivi possessivi, presente invece in francese e in inglese (my/mine, mon/mien, etc). Sono sciocchezze, è vero, ma quando ascolti una delle canzoni del nuovo album di Carla Bruni (Ta Tienne) dove si gioca poeticamente con aggettivo e pronome possessivo, sono sciocchezze che mancano.

(l’mp3 del brano lo metto in linea a breve)

Update: ecco il file audio